Scatole “regala-visioni”

Questa volta il Museo Errante è approdato a “Etsy Made In Italy”, iniziativa sponsorizzata da ETSY (portale on line di compravendita di manufatti artigianali di alta qualità) e promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Pescara, che si è tenuta allo Spazio Matta lo scorso week-end.

Per unire l’idea di artigianato e design, abbiamo chiesto ai partecipanti di età compresa fra i 6 ed i 99 anni,  di realizzare un teatro delle ombre partendo da una scatola di scarpe.

Abbiamo prima accolto i visitatori scambiando due chiacchiere sulle ombre, notando che il luogo che ci ospitava ne era colmo in tutte le sue parti: sulle pareti, sul soffitto, a terra. Eravamo già in un grande teatro delle ombre! Bastava notarle….

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Abbiamo dotato poi ogni manifattore di una scatola che sarebbe diventata la struttura portante del teatro e fornito riviste, quotidiani e matite colorate.

Abbiam poi chiesto, a chi l’avrebbe desiderato, di provare a conferire un’estetica personale al proprio lavoro….

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La ricerca visiva ha prodotto risultati davvero interessanti….

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Per completare l’opera mancava uno schermo di proiezione: ecco tornarci utile la carta da forno e……il lavoro di squadra!

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Mancavano solo i protagonisti delle nostre storie e, siccome tutti siam diversi qualcuno ha avuto bisogno di una guida per realizzarli….

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e qualcun altro ha inventato disegnando a mano libera….

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…come “il lupo dalla coda fiammante” di Martina (7 anni)!

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Ci siam salutati così:

 

 

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Chi ha visto il bandolo della matassa?

Questa volta la nostra destinazione è stata il Museo delle Genti d’Abruzzo, un’ accogliente  struttura posta nel cuore della parte storica della città di Pescara, che offre ai visitatori la possibilità di fare un viaggio immaginario nella storia dell’uomo e delle tradizioni abruzzesi partendo sin dal Paleolitico, grazie ad un articolato percorso che si svolge in diverse sale.

La lavorazione delle fibre tessili è uno dei temi che si possono incontrare passeggiando per le sale del Museo ed è da qui che siam partiti per costruire un’esperienza per piccolissimi che avesse come argomento centrale il filo…..

Abbiamo pensato ad un gioco: chiedere ai bambini di creare un percorso a terra utilizzando un gomitolo di lana rosso e del nastro adesivo: la forma finale dell’installazione è stato il risultato delle scelte di ognuno di loro!

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Abbiamo messo in mostra, bislaccamente, dei fili di diversa natura….da guadare, da toccare, da annusare, da commentare

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Abbiamo chiesto ai bambini di creare liberamente la loro opera….

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E alla fine siamo saliti sul filo-trenino e abbiamo visitato le sale del Museo….

 

 

Oggi mi sento così….

Questa volta la nostra pista d’atterraggio è stata quella di un asilo nido per il quale abbiamo sviluppato un progetto sulle emozioni primarie.

Come parlare delle emozioni ad un gruppo di bambini di due anni?

Durante il nostro volo, fra una nuvola e l’altra, abbiamo deciso di provare a proporre ai nostri piccoli curiosi un’esperienza che parlasse di tre emozioni, la felicità, la tristezza e  la rabbia attraveso l’utilizzo di diversi canali.

Li abbiamo salutati con delle storie illustrate

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…non sicuramente per sciogliere il ghiaccio perchè i bambini si sono mostrati da subito propositivi e volenterosi di raccontarsi.

 

Poi gli abbiamoproposto di aguzzare la vista di fronte ad una serie di ritratti fotografici chiedendogli di riconoscere, attraverso l‘espressione dei visi, l’emozione corrispondente…

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Abbiamo proseguito, per generalizzare i contenuti, con la presentazione di effetti sonori collegati alle emozioni: risate, pianti, esclamazioni di rabbia, oltre che musica selezionata, spiegando loro che dei signori, chiamati musicisti, spesso esprimono le emozioni attraverso dei suoni.

Abbiamo poi voluto utilizzare il corpo e lo spazio con un gioco di magia che poteva trasformare i partecipanti in “personaggi emozionati” che, a ogni cambio di consegna, variavano andatura e mimica facciale e corporea.

Alla fine abbiamo fornito loro materiale per disegnare chiedendo di provare a rappresentare la loro emozione in quel momento…..

Ci siamo salutati con un sorriso a 45 denti.….eravamo tutti contenti!!!

 

 

“Dentro o fuori?”: illusioni ottiche

Questa volta la nostra proposta ha voluto creare curiosità ad un gruppo di 9enni alle prese con la scienza della visione:

La domanda che ci siamo posti è stata: “E’ sempre vero ciò che vediamo?

E la risposta è stata unanime: “Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”

Abbiamo poi fornito ai partecipanti coppie di immagini su dischetti di carta e ci siamo soffermati ad analizzarle……

Ne è emersa un’indipendenza visiva e un nesso concettualmente logico.

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Abbiamo poi proposto di fare un esperimento:  colorare e unire le due immagini, una di spalle all’altra, interponendo fra loro un sottile legnetto tubolare per permettere il movimento.

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ed ecco il risultato…

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Un’ illusione ottica che, grazie ad un’ imperfezione naturale della retina che tende a conservare le immagini ricevute per un  piccolissimo lasso di tempo, ce le fa vedere sovrapposte creandone una sola.

Questo affascinante gioco ottico si chiama TAUMATROPIO (dal greco “giro delle meraviglie”)  e fu inventato dallo scienziato Peter Mark Roget nel 1824.

Per finire un taumtropio storico d’archivio…..

Taumatropio_cane_e_uccelli,_1825

 

 

Fluidi, meccanica e ….. magia!

Questa volta il Museo è stato chiamato per portare scompiglio ad una festa di compleanno di una bambina di 10 anni appassionata di scienza.

Abbiamo allestito un tavolo con ciotoline, amido e acqua……

All’arrivo le invitate hanno pensato di trovarsi ad un meeting di cucina e invece…….no!

…e versa l’acqua e mischia l’intruglio e…

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…ta taaaaaaaaaaa……….!

Nessuna torta, nessun biscotto.

….ma posso usare le mani?….

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…ma wowwwwwwwwwwwwwww…….che cos’è? Che bella sensazione……sembra slime!…

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Come al solito, noi del MuE abbiamo evitato di dare in anticipo delle informazioni. Abbiamo iniziato a “sperimentare” insieme alle nostre piccole scienziate aspettando che il loro processo di scoperta fosse spontaneo e sorprendente.

Abbiamo così conosciuto, divertendoci, la dinamica del fluido non newtoniano.

Facendo e manipolando, si è scoperto che questa  sostanza misteriosa poteva assumere sia uno stato solido che liquido…

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c’è chi ha proposto di aggiungere del colore…

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Alla fine nessuno voleva staccarsi da questo gioco ipnotico di manipolazione che ci ha portati a conoscere e sperimentare un’interessante legge della dinamica dei fluidi…..

 

 

 

 

 

Che Filimondo!

Un tavolo di lavoro colmo di fili colorati ha colto di sopresa visitatori di età compresa dai 3 ai 5 anni.

Nessuna domanda, nessuna indicazione. La possibilità di guardare, toccare, usare…

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Dopo un momento iniziale di libera sperimentazione l’arrivo di una storia narrante le trasformazioni di una linea……( “In linea”, Jimi Lee)

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E a quel punto una proposta: “ora tocca a te!….questo spazio nero (un cartoncino) è tutto tuo…..”

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Ed ora…….puoi usare anche uno spazio bianco!”

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E in tutto questo “filimondo” ricco d’azioni e povero di parole, il FILO è diventato oltre che uno strumento pittorico, un segno flessibile capace di trasformarsi in figure infinite….

 

Ombra che forma?

“Che cos’è l’ombra?”

“E’ una cosa scura che viene dalle cose ed è formata dal sole!” (Francesco, 5 anni e mezzo)

“Avete paura del buio?”

“Un pochinio……”

“Allora diamoci la mano e andiamo ad accendere la luce…..”

e………….OMBRA CHE FORMA!!!!!!

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“Ombra che forma?” è una proposta per bambini dai 5 anni in sù che ha come obiettivo quello di stimolare la riflessione sul comportamento della Luce  nel momento in cui incontra oggetti.

Una stanza buia, una fonte luminosa, oggetti di diversa natura, un grande foglio bianco a parete, pennelli e colori sono stati gli strumenti di lavoro di questo esperimento.

Dopo aver visionato “Dirty White Trash”, il lavoro di due artisti britannici contemporanei, Tim Nobel e Sue Webster, che illuminando cumuli di rifiuti hanno dato forma a figure inimmaginabili, i bambini sono stati invitati a proiettare sul foglio bianco le ombre prodotte dagli oggetti a disposizione o dai loro stessi corpi per poi tracciarne i contoni, diventando così “disengnatori di ombre”.

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In un secondo momento è stata data loro la possibilità di reinterpretare le sagome tracciate in assoluta libertà, senza nessun tipo di indicazione….

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Il risultato è stato la nascita di una storia di fantasia….